Cracking Art, opere d’arte per salvaguardare l’ambiente

cracking artSapete quante persone transitano ogni giorno nella stazione di Napoli Centrale? Circa 137 mila frequentatori giornalieri e 50 milioni l’anno! La stazione, già dal novembre 2015, ospita anche delle “turiste” che di certo non passano inosservate agli occhi dei  137 mila turisti e pendolari. Stiamo parlando di un’opera del movimento Cracking Art: chiocciole giganti e colorate realizzate in polietilene atossico riciclabile.

Il movimento  è stato fondato nel 1993 e da oltre venti anni invade con installazioni di animali in plastica riciclabile luoghi di passaggio come strade, piazze o centri commerciali italiani ed europei.

Da Siena a Milano, passando per Brescia e volando fino in Florida e Sydney, le installazioni di lumache, orsi, delfini, coccodrilli, pinguini e rondini diffondono l’impegno sociale ed ambientale della Cracking Art.

Il termine Cracking Art deriva dal verbo inglese “to crack”, che descrive l’atto di incrinarsi, spezzarsi, rompersi, cedere, crollare. Il movimento ha infatti l’intenzione di “rompere” le regole della storia dell’arte e di diffondere la filosofia innovativa che è alla base di ogni installazione.

Con il nome di cracking catalitico è chiamata la reazione chimica che trasforma il petrolio grezzo in plastica. Per gli artisti della Cracking Art è proprio questo il momento in cui il naturale si trasforma in artificiale e l’organico in sintetico. Attraverso la loro arte gli artisti intendono rappresentare e denunciare questo drastico passaggio.

Le opere sono infatti realizzate per sensibilizzare l’uomo circa l’importanza e l’impatto ambientale del riciclo. Il  movimento cerca di sottrarre la plastica alla distruzione tossica e di riciclarla donandole una nuova vita, facendola diventare opera d’arte. Ciascuna opera può essere a sua volta smontata, tritata e riclicata per produrre nuova arte.

Le installazioni della Cracking Art sono amatissime da adulti e bambini che non resistono alla tentazione di salirci sopra, di toccarle o abbracciarle per scattare foto da condividere sui social. L’invasione d’arte “ecologica” è già arrivata nella tua città?

fonte: http://www.crackingartgroup.com/



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