L’ Imballaggio Organico dal mare: alghe e crostacei per produrlo

Sicuramente ricorderete di quando vi abbiamo parlato del Mogu, l’imballaggio organico realizzato a partire dalle spore dei funghi e degli scarti agricoli.

Questa tipologia di imballaggio organico non è – per fortuna – l’unica messa sperimentata. Sebbene essi non siano ancora utilizzati nel mercato di largo consumo, gli imballaggi sostenibili costituiscono il fulcro del sistema produttivo dei prossimi anni.

La tendenza e l’attenzione degli investitori sarà sempre più rivolta ad un’economia green perché gli scarti dell’industria alimentare sono eccessivi ed il nostro ecosistema non può tollerare una produzione di rifiuti così alta.

Quante bottiglie di plastica e di latta cestiniamo in media al giorno in una famiglia? Probabilmente tre, quindi circa una ventina a settimana;  provate a moltiplicare per 365 giorni e poi per 7,477220 miliardi di persone… vi renderete conto che l’impegno globale verso un’economia green è indispensabile!

Sono dunque due le tipologie di imballaggio organico degne di nota: la pellicola al chitosano e le sfere ohoo.

Il chitosano è un polisaccaride derivante dalla chitina utilizzato nelle diete ipocaloriche, in campo farmaceutico e come componente dello shampoo, ma all’Università di Harvard esso è stato unito alla fibroina, proteina fibrosa derivante dalla seta, per dare origine ad una pellicola termoretraibile e biodegradabile al 100%.

La pellicola “shirilk” risulta avere la medesima resistenza della plastica e soprattutto risulta essere potenzialmente producibile in grandi quantità perché la materia prima è data dai gusci dei crostacei, gusci che ristoranti e non solo cestinano quotidianamente. La chitina, infatti, si ottiene proprio a partire dallo scheletro di granchi e gamberi.

Come la “shirilk”, anche le “ohoo sfere” sono imballaggi organici aventi origine dal mondo marino.

Le sfere hanno una consistenza gelatinosa e si compongono di un materiale di sintesi ottenuto da una soluzione di cloruro di calcio e di alghe. Esse hanno un costo di produzione molto basso e la loro usabilità potrebbe essere legata alle manifestazioni sportive e ludiche (si pensi alle norme di sicurezza che vietano l’introduzione di bottiglie di plastica all’interno degli stadi in occasioni di partite o concerti).

Soluzioni diverse ma altrettanto interessanti, dunque, che ancora una volta rappresentano un grande spunto di riflessione: il packaging del futuro è sostenibile! Ma quando potrà mettersi in moto il lungo processo che consentirà di passare da una fase di ricerca ad una commerciale ed economica?

Possiamo sperare in un futuro prossimo caratterizzato da finanziamenti comunitari e disponibilità da parte degli utenti di acquistare un prodotto finito ad un costo al di sopra della media?



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